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Il faqir è un albero dall’ombra generosa

tradotto da Sidi ’Abd al Haqq

venerdì 28 giugno 2013, di Madani

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TRADUZIONE , PRESENTAZIONE E COMMENTO (dall’arabo al francese) DI: SIDI ABD AL-MALIK, MUQADDAM DI ÉGLETONS.

Presentiamo una breve mudhakara che, fedele all’insegnamento della Tariqa Madaniyya, è totalmente priva di concessioni alla dialettica (scienza inutile), ma condensa l’essenziale della Via. In occasione di un scambio con i foqara, lo Shaykh indica, in modo semplice e, al tempo stesso, diretto, la finalità ed il metodo della realizzazione. Non erano in questione l’opacità e la disattenzione dell’anima le quali esigono richiami di vario genere; la mudhakara basterebbe da sola come viatico nel cammino verso il Signore degli uomini. Murid, ascolta e conformati!

[(Sidi Shaykh Munawwar al-Madani ha ricordato in una mudhakara, il 21-11-2010, un aneddoto che si riferisce a suo padre sidi Shaykh Muhammad al-Madani che Allah gli conceda misericordia. )]

"Un giorno d’estate del 1954, dopo la preghiera del dhor, Sidi Shaykh al-Madani si teneva all’ombra di un albero in compagnia di un gruppo di fedeli foqara, quando uno di essi disse: Sidi! se Dio vuole, sarai, nell’ultimo Giorno, un albero sotto cui potremo prendere rifugio [1] !

Lo Shaykh abbassò la testa e rimase in silenzio uno momento come se volesse manifestare la sua disapprovazione [2] , poi prese la parola e disse: Siamo qui nella regione delle genti di Suassi, e, il Giorno della resurrezione, occorre che ciascuno di noi sia [3] un albero all’ombra del quale ci si potrà riparare. Ciascuno di noi abbia, dunque,fiducia [4] in se stesso e in tutti i suoi fratelli, che ci si faccia di ciascuno una «buona opinione» [5] e ci si occupi dell’elevazione della propria anima [6] , allora ogni faqir sarà un punto di irradiamento [7] per la sua conoscenza della Realtà e per l’acquisizione di un «carattere puro» [8] .

Tutti gli altri cercheranno, a motivo di ciò, di ripararsi sotto la sua ombra [9] .
L’albero nudo e sterile non fruttifica e nessuno si mette sotto il suo riparo.”


[1- Il Giorno del Giudizio la tradizione dice che la terra sarà perfettamente piana e non ci saranno montagne né alberi per fare ombra, solo il Trono produrrà un’ombra, quella di Dio e sarà Lui stesso il solo rifugio possibile contro di Sé.
Secondo Abu Hurayra il Profeta (S.a.w.) disse: Sette persone saranno ombreggiate dall’ombra di Dio, il giorno ove non ci sarà ombra che la Sua:
1. Un capo equo.
2. Un giovane uomo che è cresciuto nell’adorazione di Dio onorato e glorificato.
3. Un uomo il cui cuore è appeso ai luoghi di preghiera.
4. Due uomini che si sono amati in Dio. Si sono riuniti in Lui e si sono divisi in Lui.
5. Un uomo che una donna di alto rango e di grande bellezza chiamò a se ed alla quale egli disse: “Temo Dio".
6. Un uomo il quale ha fatto elemosina così discretamente che la sua mano sinistra non ha saputo ciò che ha dato la sua mano destra.
7. Un uomo solitario i cui occhi traboccarono di lacrime all’invocazione di Dio ".
(Hadîth unanimemente riconosciuto autentico)

[2Lo Shaykh non mette in dubbio l’asserzione in questione perché, come l’assimilazione ad un albero, in un «luogo» e in un «tempo», non può che essere simbolica, “l’ombra del Trono«, parimenti, è il simbolo della protezione ottenuta per l’amore del Profeta e dei Santi, inoltre, la messa in pratica delle loro virtù fa accedere “de facto” ad una o più categorie menzionate nel’Hadîth” di Abu Hurayra suscitando il “Ridha” (soddisfazione) di Allah e rendendoci degni della Sua Prossimità Unitiva. Shaykh Madani rimanda il discepolo alle sue responsabilità cioè ad assumere a pieno le condizioni della propria realizzazione che la presenza vicino al Maestro gli aveva fatto dimenticare a favore di un sentimento di»sicurezza«provato dall’égo. In realtà, potremo tanto meglio prendere rifugio sotto l’albero del Profeta (S.a.w.) e dei Santi di Allah, se saremo noi stessi»rifugio«per altri, ciò è, dunque, misura del nostro impegno, come specificato nel seguito della mudhakara.

[3”Yajibu», da intendere come dovere del faqir nei confronti della Comunità e della Creazione nel suo insieme. Siamo, quindi, alla nozione universale veicolata dalla parola pietà. Il latino “pietas” era un derivato di “pius”, aggettivo che qualificava l’uomo che compiva i suoi doveri (rituali) verso gli dei, la sua parentela (gens), la comunità e anche verso lo stato in quanto gruppo costituito: la patria. Pius ha dato in francese antico “pi” che, troppo breve, si è visto aggiungere il suffisso - eux, da cui: “pieux”, devoti. Il femminile “pie” si ritrova nell’espressione arcaica “figée”: “oeuvre pie”, opere pie, che corrisponde abbastanza bene ad: ’Amal as - salihat. Per la sua pietà, l’uomo contribuiva alla sussistenza del mondo, rinnovando in lui i doni divini. La piétas culminava nella devotio, che in latino designa l’atto di offrirsi in sacrificio, (dare precedenza ai doveri rispetto all’appagamento delle tendenze dell’anima) la quale è equiparabile ad “al fana’” (estinzione dell’ego) nell’etica musulmana in generale e nel Tassawwuf in particolare. “Il migliore di voi è colui che è più utile alle persone«e se non lo si può essere con tutti si cerchi, almeno, di esserlo con la propria famiglia. Il Messaggero di Allah (S.a.w) ha detto: “Comincia con l’occuparti dei tuoi vicini”. Riportato da Abu Dawud e Tirmidhi. Il Messaggero di Allah (S.a.w.) ha detto: “L’uomo è ricompensato anche se da soltanto da bere alla sua donna”. Riportato da Tabarani. Per prevenire ogni malinteso a proposito del “servizio»va detto che non si tratta di lasciarsi andare all’agitazione, più o meno illuminata, nelle opere occupandosi perfino del «sociale» oppure farsi sommergere da un sentimentalismo beato di tipo “new Age«, ma essere unicamente al servizio del»Vero«, vale a dire che bisogna conformarsi all’esempio profetico per poter assicurare validità a questo sacrificio e ciò passa attraverso lo studio e la comprensione intelligente delle situazioni, cose che necessitano un apprendistato serio il quale esclude ogni precipitazione tanto che non sia poi applicabile l’adagio che recita: “ la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni”…

[4Avere fiducia nei propri fratelli ed in se, questo è riconoscere negli aspiranti la qualità di ma’mun (fermo, leale, sicuro) che hanno preso e prendono dal loro Shaykh in virtù della sua Baraka [influenza spirituale dovuta alla sua prossimità con Allah ed al suo amore per il Profeta (S.a.w.)] e della sua benevola muraqaba (sorveglianza) nella suhba (compagnia). Il radice W TH Q concretizza l’idea di “appoggiarsi senza ombra di dubbio su qualche cosa o su un uomo degno di fiducia, incrollabile, fermo, sicuro» ed evoca anche l’idea di un legame, patto, impegno. Equivale alla radice Ha M N “confidare, fidarsi «, come “essere in sicurezza, al riparo” e di cui la IV° forma permette di tradurre il concetto di credere»nel senso di avere La Fede «, avere fede in una cosa, prenderla per vera, attendersi il suo accadimento ed essere in stato di tranquillità in virtù di questa sicurezza».
Fides designava in latino la lealtà e dunque il fatto di “essere degno di fiducia«, “uno a cui ci si poteva affidare” ed equivale all’arabo al-Amin, il Profeta (S.a.w.) ne è la perfetta personificazione. Da fides derivano: fede, fedele. La parola fede è stata largamente svalutata e la si confonde oramai con “credenza». Il verbo credo significa in francese corrente (come in italiano) “suppongo «e anche “io penso» oppure semplicemente «può essere, forse”. Ma,»Avere La Fede«vuol dire»credere” perché ci si fida degli Inviati (Divini) a proposito di cose che non si possono (ancora) vedere e si prende a sostegno il sentimento innato che il Bene, intravisto per mezzo della “fides”, indica (o ci ricorda) Allah, ciò presuppone che si abbia in sé stessi questo attributo, almeno virtualmente, e non vi sia, invece, completa negazione come nel caso del“kafir".
Per comprendere ciò che è realmente la Fede, bisogna riportare la nozione al suo principio - intimamente associato alla lealtà - L’esperienza diretta, gustata, ci fornisce, peraltro, immediatamente il contenuto:
Il Messaggero di Allah (S.a.w.) dice: Nessuno avrà veramente la fede se non è degno di fiducia, e nessuno avrà veramente la religione se non rispetta i patti. Riportato da Bayhaqi ed autenticato da al-Bukhari.
Il Messaggero di Allah (S.a.w.) dice: “I segni rivelatori dell’ipocrita sono tre: mente quando parla, non rispetta la sua promessa quando la fa e tradisce quando gli si dà fiducia, anche se compie la preghiera, versa l’elemosina e pretende essere musulmano”. Riportato da Muslim.

[5Al Quran oppone alla conoscenza ottenuta per mezzo della Fede lo Zhann: l’opinione individuale, fondata su nessuna certezza e soggetta agli umori variabili. Questo Zhann per essere positivo deve essere “bello", diventa allora un mezzo per completare la vera Fede.
Il Messaggero di Allah (S.a.w.) dice: “State attenti ai sospetti non fondati, perché sono le parole che inducono i più in errore. Non sorvegliatevi a vicenda, non vi spiate, non vi invidiate, non vi odiate, non disprezzatevi rifuggendovi l’un l’altro, ma siate, oh adoratori di Allah, tutti fratelli”. Riportato da Boukhari.
Il Messaggero di Allah (S.a.w.) ha detto: “Il musulmano è il fratello del musulmano, non deve ingannarlo né deve tradirlo. Tutto ciò che appartiene al musulmano è sacro per il musulmano: il suo onore, i suoi beni ed il suo sangue. Il timore di Allah si trova qui (indicando con un gesto il suo cuore). Il solo fatto di disprezzare il proprio fratello musulmano basta affinché la persona sprofondi nel male”. Riportato da Muslim.
Il musulmano e più particolarmente l’aspirante, deve sviluppare questa virtù di semplicità che lo libera dai diktat dell’amor proprio e, nei confronti dei propri simili, gli conferisce un atteggiamento privo di pretese e di artifici.
Agli antipodi di questo atteggiamento, le dispute corredate da grandi discorsi sulla “fraternità universale«.

[6Questa raccomandazione costringe il faqir a “ricentrarsi” sull’essenziale ed a rispettare l’ hadith: “Uno dei modi migliori di praticare l’islam per un uomo è di non occuparsi di ciò che non lo riguarda». In un Hadith dove Abu Dharr chiede una serie di raccomandazioni al Profeta (S.a.w.), questi gli dice infine: “Si valuterà come un male l’ignoranza che l’uomo ha di sé ed il fatto di occuparsi di ciò che non lo riguarda. Oh Abu Dharr, la vera intelligenza, è il governo di sé stessi; la finezza di coscienza (wara’) sta nell’astenersi, e niente è più bello di una vita di virtù ineccepibili.

[7il Messaggero di Allah (S.a.w.) ha detto: “Ci sono delle persone che aprono le porte del bene e chiudono l’accesso al male, e ve ne sono che aprono le porte del male e chiudono l’accesso al bene. Felicità a colui a cui Allah dà le chiavi delle porte del bene e disgrazia a colui a cui dà le chiavi delle porte del male”. Riportato da Ibn Mâjah. Ogni faqir nashit diventa un centro luminoso che «equilibra» un centro tenebroso. Per il suo grande Jihad e la sua «luogotenenza» divina, permette così a questo mondo - per l’elezione di Allah -, di continuare ad essere il ricettacolo dell’influsso creatore e, possibilmente, di ricevere i doni divini tramite l’intermediario “dell’abito di servitù” che rappresenta la venuta all’esistenza, la cristallizzazione o (insufflazione) dello Spirito nella forma che è una sublimazione dello Spirito. Rivolgendosi alla Nur Muhammadiyya, lo Shaykh al - ’Alawi dice in una delle sue qasa’id:
‘مطلقا كنت فصرت بالقيود متجمل «Eri totalmente libero e per i tuoi legami fosti abbellito»
Gli Awliya Allahi sono coloro che «ritardano» il male inerente ai mutamenti del mondo, con ciò essi si oppongono direttamente, da questa prospettiva, al massih ad dajjal e ai suoi sgherri che hanno l’inverso per obiettivo, (o per missione se si considera l’Ordine divino).
وَرَبُّكَ الْغَنِيُّ ذُو الرَّحْمَةِ إِن يَشَأْ يُذْهِبْكُمْ وَيَسْتَخْلِفْ مِن بَعْدِكُم مَّا يَشَاءُ كَمَا أَنشَأَكُم مِّن ذُرِّيَّةِ آخَرِينَ
6-133 il tuo Signore è il Sufficiente a Sé stesso, il Detentore della misericordia. Se volesse, vi farebbe perire e metterebbe al vostro posto chi vuole, come vi ha creati da una discendenza di un altro popolo.

[8- Questa formulazione ricorda il leitmotiv coranico : “Quelli che hanno la Fede e compiono le opere virtuose” che riuniscono in maniera inseparabile questi due aspetti della realizzazione legata alla discesa dello Spirito nella forma. Al-Junayd ha detto “Il sufismo è interamente caratteri nobili (divini)”. Colui che ti supera per buoni caratteri ti supera in sufismo.

[9lo Shaykh mira per il discepolo alla Stazione del Soccorso nella quale egli si situa, dove, estinto nel Profeta (S.a.w.) è rivestito dell’attributo di supporto della Misericordia Universale. “E Noi non ti abbiamo inviato che come Misericordia per i Mondi ". Lode ad Allah, Signore dei mondi!




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